Je
suis Charlot. Sì. Voglio dirlo. Voglio proprio dirlo ad alta voce e
senza tema di smentita. Io sono (un po') come il famoso personaggio
alter ego di Charlie Chaplin. Davanti al terrorismo dell'ISIS e le
violenze del G8 di Genova io mi sento proprio come quel buffo
barbiere de "Il grande dittatore". Come soldato mi sento un
disastro, come complottista e stratega valgo meno di un soldo di
cacio. In Italia, oggi come oggi, credo siano in tanti che, come me,
possono fieramente affermare "Io sono Charlot". Da
qualunque parte ci sia un conflitto, una rimostranza, una disputa,
noi ci volgeremo dalla parte opposta e, con bastone da passeggio e
bombetta, ci faremmo gli affari nostri. Ah sì, nessuna tentazione
saprà essere così forte, nessun timore ci potrà distogliere dalla
missione che la vita ci chiede continuamente di compiere. Noi
“Charlot” non ci opporremo mai al sistema perché esso è come un
caldo caminetto acceso in una gelida notte invernale, del liquido
amniotico che ci preserva e rinvigorisce, le mani e gli occhi e il
cuore di una giovane madre felice per il lieto evento. Sì, noi siamo
fatti così e non vogliamo cambiare per niente al mondo. Del resto,
cosa ci può essere di così considerevole e urgente da meritare la
nostra attenzione. La Crisi? La guerra? La mancanza di lavoro? Il
terrorismo? Le tasse? A noi, tutto questo, non tocca. Siamo persone
pacifiche che fanno la propria strada senza guardare oltre il proprio
naso, che aggiungono tono su tono. Davanti a noi ci si deve tirare
giù il cappello. Sia la bombetta che il cilindro.



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