Il
PD, con una giravolta politica che nemmeno Juri Chechi... da strenuo
oppositore dell'abolizione dell'art. 18 (ricordiamoci quante volte è
sceso in piazza per difendere questo diritto dei lavoratori) si è
trasformato nel suo cecchino. Ora, questo baluardo, uno dei pochi
rimasti all'associazionismo del mondo operaio, non c'è più ma
rimane il dovere di fare un'analisi storica sui motivi che hanno
portato a questa scelta. La prima cosa che viene in mente è che è
cambiato il segretario del Partito. Matteo Renzi, si sa, è molto
vicino a politici come Blair e come lui ha spezzato il cordone
ombelicale che legava il PD al sindacato e alle forze lavoratrici in
cambio di una maggior forza centrista in grado di spiazzare
l'avversario di destra e confonderne l'elettorato. Un simpatizzante
di centrodestra è molto sensibile all'andamento dell'economia e al
denaro e, a differenza di chi sta dall'altra parte, è assai meno
legato alle ideologie, è più “pratico” insomma. Ben
difficilmente chi si identifica nel centrosinistra cambierà casacca
(Berlusconi provò a fare il “Presidente operaio” ma
l'operazione, tutta mediatica, non ebbe mai gli esiti desiderati). Il
consenso “mostruoso” di Renzi sta tutto qua, in questa formula.
Il job act piace a certi imprenditori e gli operai se ne faranno una
ragione. Prima o poi. Che metamorfosi da quando si scriveva che “la
classe operaia andrà in Paradiso”. Per ora, l'unico successo
ottenuto è stato quello di far entrare i rappresentanti politici in
Chiesa. Il Centrosinistra è riuscito (rinnegando il suo passato) a
raccogliere l'eredità della vecchia Democrazia Cristiana mostrandosi
con candidati dalla faccia giovane e pulita a differenza dei suoi
avversari che negli ultimi anni avevano troppo spesso dimenticato i
10 comandamenti (6 e 9 ma anche 7 e 10). Questo non è un delitto. E'
solo politica. Ciò che sta alla base, però, della vera esigenza
dell'abolizione dell'art. 18 è ben altro. Le piroette del Partito
renziano sono dovute a mere esigenze di cassa, a ristrettezze di
contabilità, insomma... Con l'abolizione dell'art. 18 e la riduzione
delle tasse sul lavoro (chissà perché, invece, era considerata
un'eresia metter mano alle accise sulle benzine) il Governo ha voluto
metter mano al proprio portafogli nel senso di ridurre delle spese
che, da sempre, sono un suo vero e proprio tallone d'Achille:
pensioni e cassa integrazione. Il presente ed il futuro dei
lavoratori italiani, usando queste due chiavi di lettura, potrà
essere migliore o peggiore (non lo so) ma, certamente, drasticamente
diverso rispetto al passato. Chissà se se ne sono resi conto...


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