giovedì 19 febbraio 2015

BATTER CASSA




Il PD, con una giravolta politica che nemmeno Juri Chechi... da strenuo oppositore dell'abolizione dell'art. 18 (ricordiamoci quante volte è sceso in piazza per difendere questo diritto dei lavoratori) si è trasformato nel suo cecchino. Ora, questo baluardo, uno dei pochi rimasti all'associazionismo del mondo operaio, non c'è più ma rimane il dovere di fare un'analisi storica sui motivi che hanno portato a questa scelta. La prima cosa che viene in mente è che è cambiato il segretario del Partito. Matteo Renzi, si sa, è molto vicino a politici come Blair e come lui ha spezzato il cordone ombelicale che legava il PD al sindacato e alle forze lavoratrici in cambio di una maggior forza centrista in grado di spiazzare l'avversario di destra e confonderne l'elettorato. Un simpatizzante di centrodestra è molto sensibile all'andamento dell'economia e al denaro e, a differenza di chi sta dall'altra parte, è assai meno legato alle ideologie, è più “pratico” insomma. Ben difficilmente chi si identifica nel centrosinistra cambierà casacca (Berlusconi provò a fare il “Presidente operaio” ma l'operazione, tutta mediatica, non ebbe mai gli esiti desiderati). Il consenso “mostruoso” di Renzi sta tutto qua, in questa formula. Il job act piace a certi imprenditori e gli operai se ne faranno una ragione. Prima o poi. Che metamorfosi da quando si scriveva che “la classe operaia andrà in Paradiso”. Per ora, l'unico successo ottenuto è stato quello di far entrare i rappresentanti politici in Chiesa. Il Centrosinistra è riuscito (rinnegando il suo passato) a raccogliere l'eredità della vecchia Democrazia Cristiana mostrandosi con candidati dalla faccia giovane e pulita a differenza dei suoi avversari che negli ultimi anni avevano troppo spesso dimenticato i 10 comandamenti (6 e 9 ma anche 7 e 10). Questo non è un delitto. E' solo politica. Ciò che sta alla base, però, della vera esigenza dell'abolizione dell'art. 18 è ben altro. Le piroette del Partito renziano sono dovute a mere esigenze di cassa, a ristrettezze di contabilità, insomma... Con l'abolizione dell'art. 18 e la riduzione delle tasse sul lavoro (chissà perché, invece, era considerata un'eresia metter mano alle accise sulle benzine) il Governo ha voluto metter mano al proprio portafogli nel senso di ridurre delle spese che, da sempre, sono un suo vero e proprio tallone d'Achille: pensioni e cassa integrazione. Il presente ed il futuro dei lavoratori italiani, usando queste due chiavi di lettura, potrà essere migliore o peggiore (non lo so) ma, certamente, drasticamente diverso rispetto al passato. Chissà se se ne sono resi conto...

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