sabato 22 marzo 2014

CARO LIBRO



E’ opinione diffusa che i libri in Italia costino troppo. Si cambia un telefonino ogni 3 mesi, si fa un mutuo per comperare un televisore, si va in palestra in auto anche se si abita a cento metri di distanza ma è il libro che è caro. Esaminiamo quanto costa. L’editore paga o spende circa 3 euro per un testo in A5 di sola tipografia e viene tassato con il 4% di IVA in fattura (se si affida ad una ditta esterna) o nell’acquisto dei prodotti (se lo fa in casa). Nel momento stesso in cui ha registrato l’opera e prima ancora di vendere una sola copia del libro viene tassato con IVA anticipata al 21% per il 70% dei volumi stampati. Il prezzo è quello che viene stampato sulla quarta di copertina e non è suscettibile di aumenti o decrementi se non in casi rari e particolari. Se ci si affida ad un distributore (che altro non è che un magazziniere e spedizioniere) l’editore lascia sul campo dal 40 al 60% del prezzo di copertina. La percentuale destinata ai librai varia dal 24 al 30%. E poi c’è l’autore, secondo me sottopagato, che arriva a vedersi elargire dal 4 all’11% lordo del prezzo di copertina. La Legge Levi ha recentemente sancito che le librerie non possono effettuare sconti superiori al 15% (la mia opinione è che si dovrebbe cancellare anche questa percentuale). I libri digitali non hanno costi tipografici e sembrerebbe che possano rappresentare un risparmio ma in realtà, come tutti i prodotti informatici, prevedono diritti d’autore (per chi materialmente lo trasforma e non chi lo ha scritto, intendo) e altro. Oggi, i libri scolastici digitali costano proporzionalmente più di quelli cartacei. Provare per credere. Nonostante i dati che ho sciorinato, l’impressione comune agli italiani è che quei pezzetti di carta incollati tra loro siano “cari”. Poi, le stesse persone che si lamentano entrano in un tabaccaio e spendono dai 2 ai 20 euro per un cartoncino da grattare che fa sognare molto meno di un libro di 150 pagine, il quale non illude che farà diventare ricco il suo possessore ma che certamente renderà più intelligente chi lo legge e non si farà buttare in un cestino, in terra o in un cassonetto dopo aver percorso pochi metri fuori dal tabaccaio di cui sopra…

Dilettanti…






Un tema da 10, davvero. Ottimo contenuto, italiano perfetto, neanche un errore. Ti metto 2 solo perché questo è un saggio breve scritto da Umberto Eco due anni fa!” Con queste parole, un’insegnante ha espresso il suo giudizio su di un tema presentatogli da un alunno e tale episodio ha fatto il giro del web. Se ci fosse stato Berlusconi, al posto di quell’alunno, avrebbe protestato dando della comunista alla Professoressa, affermato che la stessa ha intenti persecutori nei suoi confronti e che lui poteva non sapere che Umberto Eco aveva scritto una cosa simile e che, ripensandoci, era Umberto Eco che rischiava la querela per aver plagiato la sua opera che aveva scritto diversi anni prima (e Fede, Mora e Minetti potevano testimoniarlo)... Tutto questo spalleggiato dal suo compagno di banco (tal Ghedini) che gli consigliava di non presentarsi con i genitori all'incontro con la professoressa dichiarandosi sofferente di uveite e di avere quindi un più che legittimo impedimento a farlo. Se non sopraggiunge la prescrizione e arriva comunque la condanna, avrebbe fatto un comizio con figuranti pagati inneggiando alla rivolta dei moderati della classe. Dopo l'invito del Capo dello Stato ad abbassare i toni ed a ricercare la "pacificazione" con le istituzioni, avrebbe concordato con il nuovo Preside (eletto solo con la "fiducia" accordata dai suoi genitori) un programma scolastico in cui si abolivano i voti perché promessi in campagna elettorale minacciando ad ogni piè sospinto di far cascare il Preside dalle scale... L'alunno, ovviamente, è un dilettante che non impara dai maestri...