E’ opinione diffusa che i libri in
Italia costino troppo. Si cambia un telefonino ogni 3 mesi, si fa un
mutuo per comperare un televisore, si va in palestra in auto anche se
si abita a cento metri di distanza ma è il libro che è caro.
Esaminiamo quanto costa. L’editore paga o spende circa 3 euro per
un testo in A5 di sola tipografia e viene tassato con il 4% di IVA in
fattura (se si affida ad una ditta esterna) o nell’acquisto dei
prodotti (se lo fa in casa). Nel momento stesso in cui ha registrato
l’opera e prima ancora di vendere una sola copia del libro viene
tassato con IVA anticipata al 21% per il 70% dei volumi stampati. Il
prezzo è quello che viene stampato sulla quarta di copertina e non è
suscettibile di aumenti o decrementi se non in casi rari e
particolari. Se ci si affida ad un distributore (che altro non è che
un magazziniere e spedizioniere) l’editore lascia sul campo dal 40
al 60% del prezzo di copertina. La percentuale destinata ai librai
varia dal 24 al 30%. E poi c’è l’autore, secondo me sottopagato,
che arriva a vedersi elargire dal 4 all’11% lordo del prezzo di
copertina. La Legge Levi ha recentemente sancito che le librerie non
possono effettuare sconti superiori al 15% (la mia opinione è che si
dovrebbe cancellare anche questa percentuale). I libri digitali non
hanno costi tipografici e sembrerebbe che possano rappresentare un
risparmio ma in realtà, come tutti i prodotti informatici, prevedono
diritti d’autore (per chi materialmente lo trasforma e non chi lo
ha scritto, intendo) e altro. Oggi, i libri scolastici digitali
costano proporzionalmente più di quelli cartacei. Provare per credere. Nonostante i
dati che ho sciorinato, l’impressione comune agli italiani è che
quei pezzetti di carta incollati tra loro siano “cari”. Poi, le
stesse persone che si lamentano entrano in un tabaccaio e spendono
dai 2 ai 20 euro per un cartoncino da grattare che fa sognare molto
meno di un libro di 150 pagine, il quale non illude che farà
diventare ricco il suo possessore ma che certamente renderà più
intelligente chi lo legge e non si farà buttare in un cestino, in
terra o in un cassonetto dopo aver percorso pochi metri fuori dal
tabaccaio di cui sopra…
sabato 22 marzo 2014
Dilettanti…
“Un
tema da 10, davvero. Ottimo contenuto, italiano perfetto, neanche un
errore. Ti metto 2 solo perché questo è un saggio breve scritto da
Umberto Eco due anni fa!” Con queste parole, un’insegnante ha
espresso il suo giudizio su di un tema presentatogli da un alunno e
tale episodio ha fatto il giro del web. Se ci fosse stato Berlusconi,
al posto di quell’alunno, avrebbe protestato dando della comunista
alla Professoressa, affermato che la stessa ha intenti persecutori
nei suoi confronti e che lui poteva non sapere che Umberto Eco aveva
scritto una cosa simile e che, ripensandoci, era Umberto Eco che
rischiava la querela per aver plagiato la sua opera che aveva scritto
diversi anni prima (e Fede, Mora e Minetti potevano testimoniarlo)...
Tutto questo spalleggiato dal suo compagno di banco (tal Ghedini) che
gli consigliava di non presentarsi con i genitori all'incontro con la
professoressa dichiarandosi sofferente di uveite e di avere quindi un
più che legittimo impedimento a farlo. Se non sopraggiunge la
prescrizione e arriva comunque la condanna, avrebbe fatto un comizio
con figuranti pagati inneggiando alla rivolta dei moderati della
classe. Dopo l'invito del Capo dello Stato ad abbassare i toni ed a
ricercare la "pacificazione" con le istituzioni, avrebbe
concordato con il nuovo Preside (eletto solo con la "fiducia"
accordata dai suoi genitori) un programma scolastico in cui si
abolivano i voti perché promessi in campagna elettorale minacciando
ad ogni piè sospinto di far cascare il Preside dalle scale...
L'alunno, ovviamente, è un dilettante che non impara dai maestri...
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